Mission

La comunità mondiale della longevità: un network internazionale di cui fanno parte alcune delle regioni del mondo in cui è particolarmente diffuso il fenomeno della longevità. Il nostro scopo è quello di raccogliere le conoscenze attuali nel campo della longevità, della salute, del benessere, dell’invecchiamento attivo e sano e diffonderle nella popolazione generale per pro-muovere il benessere degli anziani.

Confronto dieta sardo mediterranea e dieta bielorussa in ordine alla promozione della salute e dell'invecchiamento sano ed attivo.

Introduzione al Seminario Internazionale di Studio

Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Scientifico Internazionale sulla Longevità e l’invecchiamento attivo, il “Seminario Internazionale di studio a cura dell'Osservatorio Internazionale sulla Longevità e sulle Blue Zone: Confronto dieta sardo mediterranea e dieta bielorussa in ordine alla promozione della salute e dell'invecchiamento sano ed attivo” ha lo scopo di rappresentare lo stato dell’arte sulle conoscenze sul rapporto tra invecchiamento sano ed attivo, stile di vita ed alimentazione e presentare esperienze di buona prassi nel contesto Sardo ed in quello Bielorusso.

Dieta Sardo Mediterranea: Benessere e Salute nelle comunità longeve della Sardegna

  • Roberto Pili
  • Presidente Comunità Mondiale della Longevità

Abstract

Lo studio dell’invecchiamento attivo e di successo ha stimolato l’attenzione dei ricercatori e dei clinici sin da quando la rivoluzione demografica ha portato ad un progressivo invecchiamento della popolazione a livello mondiale. Nella consapevolezza che la salute non è l’assenza di malattia, ma una condizione di benessere a livello biologico, psicologico e sociale, la promozione del benessere nelle persone che invecchiano è diventato così il focus di attenzione di numerosi studi, sostenuti a livello internazionale da organismi ed enti. Se all’inizio l’analisi degli studiosi si è focalizzata sulla definizione dei costrutti legati all’invecchiamento attivo, di successo e positivo, successivamente si è spostata all’analisi dei predittori e dei mediatori, così da consentire il passaggio da una fase descrittiva del fenomeno ad una fase operativa.

In questo contesto opera da anni la Comunità Mondiale della Longevità, diretta dal Dottor Roberto Pili, che rappresenta un network internazionale di studiosi e ricercatori del campo dell’invecchiamento sano, attivo e di successo. Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Scientifico Internazionale sulla Longevità e l’invecchiamento attivo, il “Seminario Internazionale di studio a cura dell'Osservatorio Internazionale sulla Longevità e sulle Blue Zone: Confronto dieta sardo mediterranea e dieta bielorussa in ordine alla promozione della salute e dell'invecchiamento sano ed attivo” verrà descritto lo stato dell’arte sulle conoscenze sul rapporto tra invecchiamento sano ed attivo, stile di vita ed alimentazione e presentate esperienze di buona prassi e riscontri di ricerca emersi nello studio di popolazioni di longevi nei centri della Sardegna, con un’attenzione ad un nuovo modello di invecchiamento dinamico ed evolutivo (Pili e Petretto, 2016).

Invecchiamento, stili vita e Dieta Sardo Mediterranea nel progetto A.Te.Ne.: le esperienze delle comunità di longevi

  • Lorenzo Pili e Luca Gaviano
  • Ricercatori della comunità Mondiale della Longevità

Abstract

Nell’attuale rivoluzione demografica, gli oldest old rappresentano la fascia di età che si caratterizza per maggiore velocità di accrescimento di numerosità. I pochi studi epidemiologici relativi a questa fascia d’età indicano una attesa di elevata prevalenza di forme di demenza ed una elevata frequenza di difficoltà nello svolgimento in autonomia delle attività di vita quotidiana e di disabilità (Corrada et al., 2010, Brumback- Peltz et al., 2011, Bullain e Corrada, 2013, Gardner et al., 2013, Yang et al, 2013, Slavin et al., 2013) Emergono tuttavia dati contrastanti sia in riferimento alla prevalenza di demenza (che varia dal 6 al 21% negli studi) sia per descrizioni di riscontri di popolazioni di longevi che si caratterizzano per adeguate abilità cognitive, ridotto tasso di demenza e di disabilità (Corrada et al., 2010). Lo studio di queste popolazioni può fornire spunti sullo studio delle relazioni tra stili di vita, variabili alimentari e profilo funzionale e cognitivo negli anziani e stimolare la realizzazione di interventi di prevenzione dell’invecchiamento patologico. Allo scopo di fornire un contributo in questo ambito, il progetto A.Te.Ne. (ageing in Teulada’s neurocognition) ha analizzato la relazione tra funzionamento, autonomie, abilità cognitive e stili di vista in lizzato in un campione di oldest old residenti in un piccolo centro della Sardegna, la cui popolazione totale è di 3700 abitanti e che si caratterizza per un inatteso tasso di longevi (oltre il 9%).

Al fine di valutare la frequenza di difficoltà cognitive, demenza e difficoltà nello svolgimento delle attività di vita quotidiana di base e strumentali, 88 ultraottantenni residenti a Teulada (media di età 88 anni) selezionati casualmente, sono stati sottoposti ad un protocollo di valutazione che includeva una valutazione delle ADL, delle IADL, il BIMC (Blessed Information Memory Concentration Test) e la scala CDR (Clinical Dementia Rating). Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Scientifico Internazionale sulla Longevità e l’invecchiamento attivo, nel “Seminario Internazionale di studio a cura dell'Osservatorio Internazionale sulla Longevità e sulle Blue Zone: Confronto dieta sardo mediterranea e dieta bielorussa in ordine alla promozione della salute e dell'invecchiamento sano ed attivo” verranno discussi i dati emersi e la relazione tra questi e gli stili di vita, gli stili alimentari e variabili sociali e culturali e ne verranno discusse implicazioni cliniche e di ricerca.

Modelli di invecchiamento attivo, invecchiamento cognitivo e benessere: un’analisi psicologica e riscontri nelle popolazioni di longevi

  • Donatella Rita Petretto
  • Università di Cagliari

Abstract

Il progressivo invecchiamento a livello mondiale pone numerosi problemi di natura sanitaria e sociosanitaria che hanno portato allo sviluppo di interventi di promozione della salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità si è occupata di questo tema sin dagli anni ‘90 attraverso la promozione di interventi volti a diffondere forme di invecchiamento attivo e sano e ribadendo, soprattutto, che occuparsi dell’invecchiamento attivo delle popolazioni non rappresenta un lusso ma una scelta necessaria (OMS, 2002, 2012).

Anche numerosi ricercatori si sono occupati di elaborare modelli teorici di invecchiamento attivo e sano con lo scopo di definire e descrivere gli elementi centrali al fine di consentire la promozione e la prevenzione di forme di invecchiamento patologico.

Nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Scientifico Internazionale sulla Longevità e l’invecchiamento attivo, nel “Seminario Internazionale di studio a cura dell'Osservatorio Internazionale sulla Longevità e sulle Blue Zone: Confronto dieta sardo mediterranea e dieta bielorussa in ordine alla promozione della salute e dell'invecchiamento sano ed attivo” ci occuperemo di descrivere e sintetizzare la letteratura sui modelli dell’invecchiamento sano ed attivo in un’ottica psicologica. Per far questo faremo una sintesi di circa 60 anni di studi ed adotteremo un approccio storico ed un confronto tra diversi approcci socio-culturali. Fili conduttori degli studi saranno l’alternarsi tra modelli descrittivi (volti a descrivere gli indicatori dell’invecchiamento sano ed attivo) e modelli processuali (volti a descrivere il processo che porta all’invecchiamento sano e di successo, indicandone predittori e mediatori) e la necessità di integrare descrizioni ed indicatori oggettivi con la percezione e la soggettività dei diretti interessati (Ouwehand e colleghi, 2007, Pruchno et al., 2010, Martin et al., 2014, Petretto et al., 2016). Verranno inoltre descritte le esperienze delle popolazioni di longevi sardi, con un’attenzione ad un modello di invecchiamento dinamico ed evolutivo (Pili e Petretto, 2016).

La nuova pandemia: le malattie non trasmissibili

  • Andrea Loviselli
  • Università di Cagliari

Abstract

Le malattie croniche non trasmissibili.(CNTD cardiovascolari, obesità, diabete, tumori maligni) costituiscono ormai l'80% delle cause di morbilità e mortalità nel mondo occidentale, sostituendosi alle malattie infettive, grande piaga dell'umanità sino al secolo scorso ma ormai quasi del tutto debellate. L'unica l’unica difesa è la prevenzione. in quanto i progressi terapeutici disgiunti dalla prevenzione, riducendo la mortalità ma non la morbilità, producono una società cronicamente ammalata e progressivamente più costosa, dato che le spese sanitarie sono proporzionali alla prevalenza (cioè al numero di soggetti ammalati) e all’invecchiamento della popolazione. Infatti, la prevalenza di malattie cardiovascolari è aumentata e così anche la spesa sanitaria. Il fenomeno è dovuto al calo della mortalità disgiunto dal calo della prevalenza, che invece è in aumento. Infatti, quando la medicina curativa non è adeguatamente affiancata dalla prevenzione delle malattie e dalla promozione della salute, si crea, al di fuori di qualsiasi intenzione, una società cronicamente ammalata, in cui un’elevata percentuale di sopravvissuti ha bisogno di essere seguita con esami e trattata con farmaci, spesso costosi, facendo aumentare la spirale dei costi. La prevenzione cardiovascolare ha fornito il modello valido anche per la prevenzione delle altre malattie croniche, individuando due strategie: quella individuale, che si rivolge ai soggetti ad alto rischio e comprende anche la prevenzione secondaria, e quella di popolazione, che è diretta a tutti gli individui, sani o malati. Quest’ultima, oltre che efficace, è poco costosa e si identifica con la promozione della salute, intesa come stato di benessere fisico, mentale e sociale e, come tale, esce dal campo medico per collocarsi in quello politico. Esiste uno stretto rapporto tra obesità diabete, malattie cardiovascolari e tumori maligni, esse si manifestano solo se vengono innestate da /dai fattore/i ambientale/i, che è/sono causa comune del 70 % di cancro del colon e di ictus cerebrale, dell'80 per cento delle malattie coronariche e del 90 per cento del diabete di tipo 2.

Le differenze nella comparsa di malattie croniche fra le società tradizionali e quelle industrializzate scompaiono con la “occidentalizzazione” delle prime, dimostrando che le differenze genetiche non sono la prima causa della disparità. La più grande epidemia della storia dell’uomo (obesità, diabete, malattie cardiovascolari, tumori maligni, cirrosi epatica, insufficienza renale terminale), sostanzialmente legata ad alimentazione ipercalorica e inattività fisica, ha per base comune l’insulino-resistenza, dalla quale derivano le succitate malattie che affliggono l’uomo moderno . Per converso la maggior parte di queste patologie sarebbe letteralmente "curata" con la modificazione degli stili di vita in stretta connessione con le politiche locali e generali e numerosi studi sperimentali e clinici ormai hanno dimostrato addirittura la maggior efficacia di questi modificazioni rispetto agli stessi farmaci. Recenti indagini epidemiologiche hanno dimostrato che lo stress e la mancanza di attività fisica, di forniscono informazioni aggiuntive agli usuali fattori di rischio coronarico. In particolare l'esercizio fisico quotidiano può essere definito in termini di intensità, modalità e durata, portando ad una valutazione algoritmica del livello di allenamento, che ben si correla anche con le malattie metaboliche. Il mantenimento di un ideale profilo di rischio per la salute in età adulta potrebbe avere importanti implicazioni per una maggiore longevità, una migliore qualità della vita e costi ridotti.

Le aziende agricole multifunzionali e il cibo della dieta mediterranea

  • Maria Carmela Scalas Deidda
  • Antropologa

Abstract

  • 1) L’importanza ed il ruolo degli operatori agricoli delle imprese multifunzionali nella salvaguardia della bio-diversità della Sardegna,
  • 2) l’operato di alcune aziende agricole che stanno recuperando antiche semenze /vegetali /alberi da frutto/tuberi/animali,
  • 3) il ruolo degli agriturismi alla riscoperta e valorizzazione dei cibi della tradizione, dal campo al piatto con prodotti aziendali,
  • 5) il ruolo gli adulti visti come portatori di saperi e sapori da trasmettere alle giovani generazioni l’importanza del cibo sano,
  • 6) Il lavoro delle aziende agricole come fattorie didattiche nel trasmettere i saperi e sapori del cibo mediterraneo,
  • 7) il ruolo delle aziende agricole che lavorano in rete per valorizzare una sana alimentazione collaborazione con le scuole.

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